Storia alternativa, utopistica (ed all'acqua di rose) del Veneto
𝕷a Repubblica di Venezia non è mai caduta.
Nel 1797 il passaggio dall'aristocrazia alla democrazia è avvenuto pacificamente, nonostante il patto di non aggressione siglato tra Lodovico Manin ed il Bonaparte, alla residenza della famiglia ducale a Maser. Tale stipula prevedeva il leasing gratuito dell'Arsenale e delle sue maestranze per tutta la durata delle campagne napoleoniche. Un contratto "leonino", benchè necessario per non essere fagocitati dall'armata più grande e pericolosa del mondo.
A causa dello sforzo bellico lo Stato veneto rischia il default, e viene costretto a cedere i diritti di alcuni porti dello Stato da Mar all'Impero Asburgico e ad estendere alcune ingenti esenzioni sui dazi ai commercianti austriaci.
Metà del XIX secolo. Sulle onde nazionalistiche del Risorgimento, le città lombarde dello Stato da Tera scelgono di entrare a far parte del neonato Regno d'Italia; simil sorte subisce la Dalmazia che aderisce alla Federazione Slava.
Dopo un duro periodo segnato da ingerenze e sobillatori stranieri che bramano di smembrare e saccheggiare la Repubblica, l'ancor rurale Venetia abbraccia il progresso ed entra nell'era industriale diventando polo mondiale della cantieristica navale, settore strategico che rimane sotto l'egida dello Stato. Il know-how in materia, blindato da rigide norme soprattutto in ambito militare, è richiestissimo anche da potenze straniere. Viene approvato il progetto Cinquecentesco veneziano dello scavo del Canale di Suez: Venezia anticipa gli inglesi e si accaparra la rotta dei commerci con le Indie. Frequenti scontri con la marina britannica portano al soglio di una guerra, scongiurata dai diplomatici marciani, che offrono alla corona la disinfestazione delle acque dai pirati africani.
Si cercano i primi contatti con gli ambasciatori italiani per creare una confederazione di stati nella penisola, senza però trovare punti di connessione tra le parti. Gli avvenimenti e l'opposizione di Venezia verso le politiche coloniali del regno faranno si che i colloqui si inabissino per quasi un secolo.
Finora, malgrado tutto, non ci sono state dominazioni straniere ne annessioni ad altri stati: la Venetia è uno stato multietnico che va dal Garda al Quarnaro, con 4 lingue ufficiali (italiano, serbo-croato, veneto e friulano) ed un'economia basata sulle arti, sul commercio e sull'innovazione tecnologica, di cui Padova ne diventa la Silicon Valley ante litteram a livello europeo. I suoi principali alleati sono l'Italia dei Savoia, la Francia di Napoleone III e l'antiquato Impero Ottomano dei sultani, che si picca di restare al passo con le maggiori potenze, ed al quale Venezia fornisce consulenze geopolitiche ed elargisce prestiti bancari.
Durante la Grande Guerra, per qualche delicato meccanismo, la Venetia si ritrova a parteggiare per le potenze alleate occidentali con intervento indiretto. Ne Venezia ne Roma hanno territori da reclamare, poiché il patto sulla confinazione siglato dagli antenati nel 1753 tra la Serenissima e l'Impero Asburgico ha valenza perpetua, e dunque si limitano a fornire congiuntamente supporto logistico ed armamentario alla Francia invasa dai tedeschi. Le casse italiane usciranno abbastanza provate dal conflitto da far germogliare e crescere il malcontento generale in tutto lo stivale. Nel frattempo l'Impero turco è allo sfacelo, tartassato dalla guerra e dalle obbligazioni verso lo Stato veneto che chiede in cambio la gestione del porto commerciale di Istanbul fino al risanamento, con lauti interessi, dei debiti contratti.
Anni 20. Le solide basi marciane repubblicane evitano la diffusione del fascismo nelle Venezie, che comunque subiranno, con un colpo di mano, un anschluss forzato a Roma. Solo il ricordo della potenza militare della vecchia Serenissima, ritenuta comunque italiana nonostante la sua indipendenza ormai da più di 1200 anni, salva la popolazione di etnia veneto-friulana dai trattamenti ben più cruenti riservati alla minoranza slava in Istria, la quale subisce vessazioni e deportazioni.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, gli alti vertici del governo marciano vengono invitati nella capitale americana, con la quale tessono rapporti istituzionali fin dalla fine del '700, come paese co-fondatore delle Nazioni Unite.
Fine anni 40. Fini costituzionalisti delle Venezie assistono i fratelli italiani alla trascrizione della nuova Carta Costituzionale del paese, apportando una forte impronta federalista basata sul principio di sussidiarietà per evitare ogni forma di accentramento di potere. I gerarchi fascisti subiscono una Norimberga italiana a Pola, laddove la dittatura ha cercato di cancellare una minoranza all'interno di uno stato neutrale e consanguineo. I perpetratori di aggressione e crimini contro l'umanità finiscono alla forca.
Dopo un quinquiennio di trattative congiunte, con l'ausilio di osservatori internazionali, sorgono dunque gli Stati Uniti d’Italia, ai quali entrerà a far parte anche la Venetia, tramite consultazione popolare. La nuova bandiera italiana è composta dalle tre bande verticali tradizionali di ispirazione franco-rivoluzionaria, con l'aggiunta di un blasone centrale recante gli stemmi di tutti gli stati dell'Unione italiana, ovviamente leone compreso.
Guerra Fredda. L'abilità diplomatica ereditata dai veneziani fa dell'Italia la sede di peace talks fra l'America e l'Unione Sovietica.
Facciamo un salto...
Anni 2000. Le lungimiranti regole ereditate dalla Repubblica di Venezia, debitamente adattate ed accorpate in fase di unione alla confederazione italiana, contribuiscono alla stabilità politica della Penisola tutta. Il diritto veneto -affiancato a quello romano- garantisce una giustizia equa e veloce. Una larga fetta del popolo italiano, intervistato, afferma di aver fiducia nelle proprie istituzioni. Grazie agli statuti speciali che preservano l'ossatura di ogni regione (stato italiano) ed alla presenza capillare delle istituzioni vicine ai cittadini aumenta la partecipazione alla vita pubblica. Così facendo le mafie non riescono a trovare il proprio habitat di sviluppo, e spariscono dalla circolazione.
L'Italia è parte dell'UE e della Nato, ai quali tavoli ha ampia voce in capitolo anche nei delicati rapporti con Russia, Cina e Medioriente. Si opta per l'energia nucleare e le rinnovabili. Il paese è al passo con i tempi: il razzismo è un lontano ricordo, si adottano politiche green, ed esistono collaudati strumenti di welfare che garantiscono la coesione sociale.
Il Veneto è stato preservato dalla speculazione edilizia selvaggia che ha colpito il Sud Italia con un suo piano regolatore paesaggistico: le campagne fioriscono, molti corsi d'acqua sono ancora navigabili, la Laguna Veneta è preservata come dagli antenati, a Venezia il turismo è regolato, il galàn è ricordato solo per essere un crostino tipico veneziano di carnevale, le aree montane sono ripopolate grazie a politiche ad hoc. Ah, e Rovigo non fa schifo! Quindi tanta roba.
L'attaccamento alla Patria fa si che ognuno voglia contribuire al suo progresso: gli italiani sono finalmente uniti e coesi in un pot-pourri di diversità, vivono in un paese fondato sul patrimonio umano e sulla tradizione e mai si sognerebbero di emigrare.
Sarebbe stato meglio se la storia d'Italia avesse seguito questo corso? Io intanto mi riparo nell'utopia...
Nota bene: Le immagini sono create con l'IA da miei precisi input creativi e ritraggono come potrebbero essere alcune città venete nel 2023 se la Serenissima non fosse mai caduta.
Fine.




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